5 novembre 2026
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Scenari ed Evoluzione
Diagnostica molecolare: valutare l’impatto ambientale
Dalla conservazione dei reagenti alla gestione dei rifiuti, quali dati servono per orientare le scelte del laboratorio.
Abstract
Per valutare l’impatto ambientale di un esame occorre conoscere le attività necessarie a eseguirlo, dalla produzione dei reagenti alla gestione dei materiali usati. Le linee guida della Federazione europea di chimica clinica e medicina di laboratorio (EFLM) aiutano a individuare gli interventi; il metodo europeo dell’impronta ambientale offre criteri per confrontare le alternative [1,2]. Prima del calcolo vanno definite la funzione diagnostica richiesta e le prestazioni da mantenere. I dati raccolti permettono poi di valutare se una modifica riduca l’impatto nelle condizioni studiate. L’impronta ambientale va valutata insieme alla qualità del risultato, mentre eventuali benefici clinici richiedono evidenze dedicate.
- Snapshot
- Introduzione
- 1. Definire che cosa si sta confrontando
- 2. Il prelievo può cambiare il risultato del calcolo
- 3. Esami appropriati e analisi da ripetere
- 4. Conservare i reagenti nelle condizioni dimostrate
- 5. Ridurre i rifiuti mantenendo la protezione necessaria
- 6. Utilizzo degli strumenti e organizzazione della rete
- 7. Il consumo delle infrastrutture digitali
- 8. Confrontare forniture e imballaggi
- 9. Misurare il cambiamento nel laboratorio
- FAQ
- Conclusioni
Snapshot
Confronto. Precisare quale esame o servizio viene valutato e quali attività rientrano nel calcolo.
Reagenti. Distinguere le condizioni di trasporto dalla conservazione e dall’impiego dopo l’apertura.
Materiali. Valutare le riduzioni insieme al rischio di contaminazione e alle istruzioni d’uso.
Verifica. Controllare sia l’impatto misurato sia il mantenimento delle prestazioni diagnostiche.
Introduzione
Un laboratorio che vuole ridurre i propri consumi può partire da ciò che osserva ogni giorno: confezioni aperte, reagenti scaduti o apparecchiature lasciate in funzione. Le indicazioni EFLM comprendono anche gli impianti dell’edificio e i trasporti, che spesso ricadono sotto responsabilità diverse [1]. La valutazione richiede quindi un confronto tra il laboratorio, chi gestisce le strutture e chi segue gli acquisti.
Le scelte vanno esaminate nella situazione in cui saranno applicate. Si immagini di ordinare confezioni più grandi per ridurre il materiale di imballaggio: in una sede con pochi esami, una parte del contenuto potrebbe scadere dopo l’apertura. È un’ipotesi da controllare registrando l’utilizzo effettivo. Il calcolo deve includere anche il materiale rimasto inutilizzato, con lo stesso criterio applicato alle alternative [2].
1. Definire che cosa si sta confrontando
La valutazione del ciclo di vita, indicata con la sigla LCA, esamina gli impatti associati alle fasi di un prodotto o servizio. Il metodo europeo dell’impronta ambientale di prodotto (PEF) richiede di precisare la funzione fornita e la quantità necessaria, insieme alla qualità attesa e alla durata di riferimento. Questo riferimento è chiamato unità funzionale. Il calcolo richiede inoltre confini dichiarati e dati adeguati al sistema studiato [2].
Per un confronto diagnostico si potrebbe scegliere, ad esempio, un esame con risultato valido comunicato entro un tempo prestabilito. La formulazione va adattata alla domanda clinica.
Se due metodi rilevano informazioni differenti, occorre prima chiarire quali risultati siano necessari e verificare le prestazioni richieste. Una differenza nelle emissioni non risolve questo problema di equivalenza.
Va specificato anche il tipo di impatto. Un’impronta climatica espressa in anidride carbonica equivalente, o CO₂e, riguarda il contributo al cambiamento climatico. Il metodo PEF considera anche altre categorie, fra cui uso dell’acqua e delle risorse. Una valutazione limitata alle emissioni deve dichiarare questa scelta [2].
2. Il prelievo può cambiare il risultato del calcolo
Uno studio pubblicato nel 2020 ha esaminato cinque esami comuni in due ospedali di Melbourne. Valutava l’impatto aggiuntivo di un singolo esame, includendo i materiali per la raccolta del campione e i consumi analitici. In diversi esami, il prelievo e i materiali associati rappresentavano la parte prevalente dell’impronta climatica [3]. Il dosaggio della proteina C-reattiva era trattato diversamente: poiché veniva richiesto insieme ad altri esami, gli autori gli attribuivano soltanto energia e reagenti aggiuntivi, senza un nuovo prelievo. Erano inoltre escluse le infrastrutture di lunga durata. Lo studio riguarda esami diversi dalla PCR ed è utile qui per comprendere l’effetto delle scelte di calcolo. Le sue stime non possono essere usate come impronta di un test molecolare [3].
Nella pratica, un campione condiviso fra più esami richiede un criterio esplicito di ripartizione. Attribuire a ogni esame l’intero prelievo conterebbe più volte la stessa attività; ignorarlo in tutte le analisi la farebbe scomparire. Anche il confronto tra un laboratorio centrale e una sede periferica va costruito ricostruendo le attività effettivamente svolte.
3. Esami appropriati e analisi da ripetere
L’EFLM include l’uso appropriato dei test fra le azioni per una gestione più sostenibile del laboratorio [1]. La decisione su quali esami eseguire resta clinica. Nella valutazione ambientale si può poi registrare quanto materiale viene impiegato per rispondere a quella richiesta, comprendendo eventuali analisi successive.
Per la qPCR, MIQE 2.0 richiama la documentazione del campione, la verifica del saggio e i controlli necessari a interpretare i risultati. Si tratta di raccomandazioni per la ricerca e la pubblicazione dei risultati, utili a rendere gli esperimenti riproducibili [4]. Per studiare gli sprechi di un servizio, una proposta operativa è affiancare a queste verifiche la registrazione delle ripetizioni e delle loro cause.
Un test ripetuto per un campione deteriorato e un controllo previsto dal protocollo hanno significati diversi. Vanno conteggiati separatamente. Lo stesso vale quando si confronta un pannello multiplex, che cerca più bersagli nella medesima analisi, con esami separati: occorre ricostruire quali reazioni vengono realmente evitate e quali accertamenti restano necessari. MIQE richiede la validazione della reazione multiplex; il suo eventuale vantaggio ambientale richiede un calcolo dedicato [4].
4. Conservare i reagenti nelle condizioni dimostrate
Quando si valuta una fornitura per sedi con consegne difficili, occorre conoscere le condizioni in cui i reagenti mantengono le prestazioni dichiarate. La guida tecnica TGS–2 dell’OMS distingue la stabilità durante il trasporto dalla durata del prodotto conservato e dalla stabilità dopo apertura o ricostituzione [5].
La resistenza a un viaggio caldo, per esempio, non stabilisce quanto a lungo il reagente rimanga utilizzabile una volta aperto. Temperatura e umidità devono essere considerate rispetto al tragitto previsto. La guida richiede anche di verificare che il trasporto non comprometta le prestazioni durante la successiva vita utile [5].
Per valutare una formulazione liofilizzata sul piano ambientale, il confronto dovrebbe registrare il processo produttivo e il confezionamento, oltre ai consumi della conservazione nelle due alternative. Vanno considerate le quantità scartate nelle due configurazioni. Questa è un’applicazione del confronto di ciclo di vita: i dati di stabilità, da soli, non quantificano le emissioni risparmiate [2,5].
La decisione del laboratorio può riguardare anche la gestione delle scorte. È utile distinguere un lotto scaduto senza essere aperto da una confezione eliminata con reagente residuo dopo l’apertura. Le due registrazioni consentono di formulare ipotesi diverse, da verificare con il responsabile del servizio: cambiare la frequenza degli ordini oppure il formato acquistato. Anche modificando gli ordini, vanno rispettate le condizioni di conservazione e impiego indicate per il prodotto.
5. Ridurre i rifiuti mantenendo la protezione necessaria
La separazione dei rifiuti dipende dal rischio. L’OMS distingue i rifiuti sanitari comuni da quelli infettivi, chimici o altrimenti pericolosi e richiama la necessità di una gestione sicura [6]. Nel laboratorio, una scatola esterna pulita e un materiale contaminato richiedono valutazioni differenti. Le procedure locali devono consentire agli operatori di riconoscere la destinazione corretta, anche nei momenti di maggiore attività.
Il riuso dei consumabili richiede verifiche ulteriori. Uno studio del 2026 ha esaminato cinque cicli di riutilizzo di materiali ricondizionati in applicazioni di ricerca a basso rischio biologico. Le prove riguardavano cinque tipi di consumabile; il modello ambientale era limitato a tubi da 50 mL. Gli autori riportavano prestazioni comparabili nelle prove selezionate e impatti inferiori nella LCA semplificata. Non erano state eseguite verifiche dirette di sterilità o quantificazioni delle endotossine, e mancavano analisi d’incertezza e sensibilità della LCA. Erano dichiarati finanziamenti industriali e partecipazioni societarie di due autori nell’impresa di ricondizionamento [7].
Questi risultati hanno un perimetro sperimentale limitato e non dimostrano l’idoneità al riuso nella diagnostica clinica [7]. Per i dispositivi diagnostici in vitro contano destinazione d’uso e istruzioni del fabbricante, comprese le indicazioni di monouso e le eventuali procedure previste per i prodotti riutilizzabili [8].
6. Utilizzo degli strumenti e organizzazione della rete
La manutenzione va considerata fin dalla scelta dell’apparecchiatura. Il materiale formativo OMS sulla gestione degli strumenti comprende disponibilità dell’assistenza, formazione e procedure per i guasti. Il programma di manutenzione contribuisce a prolungare la vita dello strumento e a limitare le interruzioni [9]. Si tratta di un riferimento organizzativo di base, non di una misura delle emissioni evitate.
Per l’analisi ambientale, si possono registrare i consumi in attività e durante l’attesa, rapportandoli al lavoro realmente svolto. Una sede con pochi campioni e una con attività continua possono avere profili differenti. L’EFLM suggerisce di identificare quali apparecchi possano essere spenti e quali debbano rimanere in funzione, concordando le regole con i responsabili [1]. Le modifiche devono mantenere sicurezza e prestazioni previste per il dispositivo [8].
Distribuire gli esami sul territorio richiede un confronto fra organizzazioni complete. Si può ipotizzare che diminuiscano alcuni trasporti, mentre aumentano i luoghi da attrezzare e rifornire. Il bilancio va misurato nelle sedi coinvolte, includendo le attività aggiuntive. La distanza dal paziente resta importante per l’accesso al servizio e deve essere valutata separatamente dall’impronta ambientale.
7. Il consumo delle infrastrutture digitali
Nel rapporto Energy and AI del 2025, l’IEA stima che i data centre abbiano consumato circa 415 TWh di elettricità nel 2024, pari all’1,5% del totale mondiale. È una stima sull’insieme dei data centre: non identifica il consumo della diagnostica o di una specifica applicazione di intelligenza artificiale. Comprende infrastrutture per l’elaborazione, l’archiviazione e il raffreddamento [10].
In un progetto diagnostico, il confronto può partire da un compito preciso. Se un software viene proposto per evitare una duplicazione di esami, occorre documentare quante duplicazioni avvenivano prima e quante ne restano. A quel beneficio osservato vanno affiancate le risorse informatiche aggiunte. È un esempio di verifica da progettare, non un risultato attribuito a una piattaforma esistente.
Nel definire l’archiviazione, devono restare disponibili i dati necessari a verificare il risultato e a rianalizzarlo. È un’esigenza richiamata anche da MIQE 2.0 per la ricerca qPCR [4].
8. Confrontare forniture e imballaggi
Il rapporto con il fornitore permette di raccogliere dati che il laboratorio non produce direttamente. Si possono richiedere il peso degli imballaggi e le condizioni di trasporto, precisando a quale configurazione si riferiscono. Per confrontare offerte diverse bisogna conoscere anche origine dei dati e ipotesi impiegate. Il metodo PEF distingue qualità e rappresentatività dei dati; avere lo stesso indicatore finale è solo una parte del confronto [2].
Il Regolamento (UE) 2025/40 sugli imballaggi si applica in via generale dal 12 agosto 2026, con scadenze specifiche per diversi obblighi. Gli articoli 6 e 7 prevedono esclusioni per particolari imballaggi sensibili al contatto dei dispositivi diagnostici in vitro, rispettivamente in materia di riciclabilità e contenuto riciclato [11]. L’applicabilità va quindi esaminata per tipo di confezione e disposizione. Il settore diagnostico non beneficia di un’esenzione generale.
La protezione del contenuto resta necessaria. Nell’IVDR, gli studi di stabilità comprendono durata del prodotto, impiego dopo l’apertura e trasporto, con criteri documentati [8]. Una modifica all’imballaggio deve essere valutata rispetto a queste condizioni. Quando si presenta pubblicamente un confronto basato sul metodo PEF, vanno inoltre rispettati i requisiti di verifica e validazione previsti dal metodo [2].
9. Misurare il cambiamento nel laboratorio
Per una prima valutazione locale si può scegliere un problema circoscritto, come lo scarto di un reagente dopo l’apertura. Prima dell’intervento si registrano quantità acquistate, quantità utilizzate e ragioni dello scarto. Nel periodo successivo si mantengono gli stessi criteri, annotando i cambiamenti nel numero e nel tipo degli esami. È una proposta di verifica operativa, da concordare con chi gestisce il servizio.
I dati sulla qualità devono rimanere visibili. Se il nuovo formato riduce gli scarti ma rende più frequenti preparazioni errate o analisi da ripetere, il confronto deve includerle. Occorre anche distinguere una riduzione assoluta dei consumi da un consumo inferiore per esame: le due misure possono divergere se cambia il volume di attività.
Per una comparazione ambientale completa servono poi dati sulle fasi esterne al laboratorio e sulle attività incluse nel calcolo [2]. Quando una parte è stimata, il resoconto dovrebbe mostrarlo. Si può verificare, per esempio, se una diversa frequenza delle consegne cambi la conclusione. Il responsabile saprà così quali misure locali sono sufficienti e quali informazioni deve ancora chiedere al fornitore.
FAQ
Il confronto parte da una funzione definita e da prestazioni adeguate al bisogno. Vanno poi allineati i confini del calcolo e valutati dati, ipotesi e incertezza. L’unità funzionale comune è necessaria, ma non garantisce da sola la comparabilità [2].
Si verificano le condizioni documentate di trasporto, conservazione e impiego dopo l’apertura. Il beneficio ambientale richiede un confronto che comprenda anche produzione, confezionamento e scarti [2,5].
Lo studio citato riguarda materiali e applicazioni specifici. Per i dispositivi diagnostici restano vincolanti l’uso previsto e le istruzioni applicabili. Un risultato sperimentale non autorizza il riuso di un prodotto monouso [7,8].
La risposta richiede dati sul servizio confrontato. La riduzione di un trasporto può accompagnarsi a nuove attività nelle sedi periferiche. Vanno conteggiate con gli stessi confini e in rapporto alla funzione diagnostica prevista [2].
Da consumi osservabili e cause identificabili, come reagenti scartati, interruzioni degli strumenti o analisi ripetute. Le registrazioni aiutano a scegliere l’intervento; una quantificazione del beneficio ambientale richiede un metodo appropriato [1,9].
Indicando quale impatto è cambiato, rispetto a quale situazione e con quali limiti. I dati climatici vanno distinti dagli altri impatti ambientali e dalle conseguenze sulla qualità del servizio [2].
Conclusioni
Per scegliere un intervento ambientale in diagnostica molecolare occorre ricostruire le attività interessate e disporre dei dati necessari a confrontarle. Le verifiche sui reagenti e sui materiali proteggono il risultato analitico; le misure del servizio mostrano che cosa cambia nel lavoro quotidiano. I risultati vanno riferiti alla configurazione studiata.
Un laboratorio può avviare questo lavoro da una criticità documentata e coinvolgere i fornitori per le informazioni mancanti. Chi legge il resoconto deve poter risalire ai dati che sostengono il miglioramento e capire quanto la conclusione dipenda dalle ipotesi adottate. Le evidenze qui discusse non attestano prestazioni ambientali di specifici prodotti Helyx Industries S.p.A.
Fonti
Riferimenti consultati il 26 ottobre 2026. I collegamenti consentono l’accesso al testo completo della risorsa citata. Le guide tecniche meno recenti sono utilizzate per principi metodologici; i riferimenti normativi sono distinti.
[1] European Federation of Clinical Chemistry and Laboratory Medicine, Task Force Green Labs. Linee guida EFLM per laboratori clinici eco-responsabili e sostenibili. Traduzione italiana, s.d. Testo integrale
[2] Commissione europea. Raccomandazione (UE) 2021/2279 del 15 dicembre 2021 sull’uso dei metodi dell’impronta ambientale per misurare e comunicare le prestazioni ambientali del ciclo di vita dei prodotti e delle organizzazioni. Allegato I: metodo Product Environmental Footprint. Testo integrale
[3] McAlister S, Barratt AL, Bell KJL, McGain F. The carbon footprint of pathology testing. Medical Journal of Australia. 2020;212(8):377–382. DOI: 10.5694/mja2.50583. Testo integrale
[4] Bustin SA, Ruijter JM, van den Hoff MJB, et al. MIQE 2.0: Revision of the Minimum Information for Publication of Quantitative Real-Time PCR Experiments Guidelines. Clinical Chemistry. 2025;71(6):634–651. DOI: 10.1093/clinchem/hvaf043. Testo integrale
[5] World Health Organization. Establishing stability of in vitro diagnostic medical devices. Technical Guidance Series for WHO Prequalification – Diagnostic Assessment, TGS–2. 2018; WHO/BS/2017.2304 Rev. 1, allegato 5 del WHO Technical Report Series 1011. Testo integrale
[6] World Health Organization. Health-care waste. Scheda informativa, 24 ottobre 2024. Testo integrale
[7] Mansouri NS, Milano F, Dimidschstein M, Lavertu M. Environmental impact and experimental reliability of reusing plastic consumables in wet labs. npj Materials Sustainability. 2026;4:21. DOI: 10.1038/s44296-026-00108-9. Testo integrale
[8] Parlamento europeo e Consiglio. Regolamento (UE) 2017/746 relativo ai dispositivi medico-diagnostici in vitro. Testo consolidato al 10 gennaio 2025; articolo 10, allegati I e II. Testo integrale
[9] World Health Organization; Centers for Disease Control and Prevention; Clinical and Laboratory Standards Institute. Laboratory Quality Management System training toolkit. Module 3: Equipment — Content Sheet. s.d. Testo integrale
[10] International Energy Agency. Energy and AI. Capitolo: Energy demand from AI. Parigi: IEA; 2025. Testo integrale
[11] Parlamento europeo e Consiglio. Regolamento (UE) 2025/40 del 19 dicembre 2024 sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio. Articoli 6, 7 e 71. Testo integrale















