13 febbraio 2026
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Tecnologia e Ricerca Applicata
Multiplex PCR: dalla ricerca applicata alla produzione
Come si trasforma una scoperta di laboratorio in un prodotto diagnostico multiplex pronto per il mercato? In questo articolo seguiamo il percorso evolutivo della PCR multiplex – dalla ricerca applicata attraverso livelli di maturità tecnologica (TRL) fino alla validazione scientifica, all’industrializzazione di reagenti, alla standardizzazione software, alla regolamentazione e infine alla produzione su scala – evidenziando sfide e strategie chiave lungo il tragitto.
Abstract
La PCR multiplex è una tecnologia che permette di amplificare e rilevare più sequenze genetiche in un singolo test di amplificazione, rivoluzionando la diagnostica molecolare moderna. Ma come si passa dal successo di un esperimento in laboratorio a un prodotto diagnostico multiplex disponibile sul mercato? In questo articolo analizziamo il percorso completo, suddiviso in fasi chiave: dalla ricerca applicata iniziale e definizione dei livelli di maturità tecnologica (TRL, Technology Readiness Level)[1], alla validazione scientifica rigorosa dei risultati in contesti clinici, fino all’industrializzazione dei reagenti (per garantire stabilità, riproducibilità e produzione su larga scala), alla standardizzazione del software di analisi (fondamentale per assicurare risultati coerenti e conformità a standard di settore), per proseguire con gli aspetti di regolazione e certificazione (es. conformità FDA/CE-IVD) e culminare nella produzione e gestione della supply chain del prodotto finale. Il risultato di questo percorso strutturato è la trasformazione di un’idea innovativa – come un nuovo test multiplex PCR – in una soluzione diagnostica scalabile, affidabile e regolamentata, pronta per essere utilizzata da laboratori clinici, partner OEM, investitori e altri stakeholder. L’articolo offre una prospettiva tecnico-strategica (70% dettagli tecnici, 30% visione strategica) su ciascuna fase, evidenziando come aziende come Helyx Industries integrano ricerca e sviluppo (ad esempio attraverso la piattaforma proprietaria Hyris System™ della Divisione Hyris, con dispositivo portatile bCUBE™, software cloud bAPP™ e reagenti stabili a temperatura ambiente) per accelerare l’innovazione dal banco di laboratorio al mercato.
- Snapshot
- Introduzione
- 1. Dalla ricerca & TRL iniziali alla prova di concetto in laboratorio
- 2. Validazione scientifica e TRL 5-6: dal prototipo alla prova clinica
- 3. Industrializzazione dei reagenti: dal banco chimico alla produzione su larga scala
- 4. Standardizzazione software e integrazione digitale
- 5. Regolazione e certificazioni: navigare il quadro normativo
- 6. Produzione e supply chain: la scalabilità commerciale
- Conclusioni
Snapshot
- PCR (Polymerase Chain Reaction)
Tecnica di biologia molecolare che permette di amplificare specifiche sequenze di DNA (o RNA tramite RT-PCR) in milioni di copie, rendendole rilevabili. È una metodologia di base in diagnostica molecolare per identificare patogeni, mutazioni genetiche, ecc. - PCR multiplex
Variante della PCR in cui più target (sequenze genetiche distinte) vengono amplificati contemporaneamente nella stessa reazione, usando più coppie di primer e sonde. Consente di rilevare simultaneamente diversi patogeni o geni in un unico test, aumentando efficienza e throughput. - TRL (Technology Readiness Level)
Scala di livelli di maturità tecnologica da 1 a 9 che misura lo stadio di sviluppo di una tecnologia, dalla ricerca di base (TRL1) al prodotto pienamente operativo sul mercato (TRL9). Utile per valutare progresso e rischio nello sviluppo di nuove tecnologie. - ISO 13485
Standard internazionale per i sistemi di gestione della qualità specifici per dispositivi medico-diagnostici. Certifica che un’azienda segue processi di qualità rigorosi nella progettazione e produzione di dispositivi medici/IVD, includendo gestione rischi e tracciabilità. - ISO 27001 / 27017 / 27018
Standard di sicurezza delle informazioni. ISO 27001 certifica la gestione sicura di dati e infrastrutture IT; ISO 27017 e 27018 sono estensioni per la sicurezza e privacy in ambito cloud computing. - FDA 510(k) exempt
Negli Stati Uniti, indica dispositivi medici a basso rischio esentati dall’obbligo di presentare una notifica 510(k) alla FDA. Alcuni strumenti generici (come termociclatori PCR da laboratorio) possono rientrare in questa categoria. - IVDR (In Vitro Diagnostic Regulation)
Regolamento UE 2017/746 sui dispositivi medico-diagnostici in vitro, in vigore dal 2022, che ha introdotto requisiti più severi per la certificazione e commercializzazione di test diagnostici (incluse PCR multiplex) in Europa.
Introduzione
Negli ultimi anni la PCR multiplex è emersa come una tecnologia chiave per la diagnostica molecolare avanzata. A differenza della PCR tradizionale (monoplex), che rileva un singolo bersaglio per reazione, la multiplex consente di individuare con un unico test una molteplicità di agenti patogeni o biomarker genetici. Ciò rappresenta un enorme vantaggio per laboratori clinici e pazienti, soprattutto in contesti come le infezioni respiratorie, gastrointestinali o la diagnostica syndromic, dove è cruciale testare simultaneamente panel di patogeni differenti. Studi e report di settore confermano che i pannelli multiplex molecolari stanno venendo adottati sempre più diffusamente nei laboratori clinici per sostituire i metodi tradizionali di identificazione microbica. Questa transizione non solo semplifica i workflow diagnostici, ma aumenta sensibilmente la capacità diagnostica: ad esempio, i pannelli multiplex incrementano il rendimento diagnostico identificando patogeni che sfuggirebbero ai metodi colturali tradizionali, risultando in generale più sensibili delle colture o dei test antigenici. Il rovescio della medaglia è la complessità tecnica e gestionale: per arrivare al letto del paziente o sul bancone di un laboratorio, un nuovo test multiplex deve affrontare un lungo cammino di sviluppo. Come ricordato da una rassegna recente, la multiplex PCR è nata già alla fine degli anni ’80 ed è stata impiegata per identificare in un’unica reazione delezioni nel gene DMD responsabili della distrofia muscolare di Duchenne (Zhu et al., 2020).
Portare infatti una tecnologia innovativa dal laboratorio al mercato richiede molto più che una buona idea o un prototipo funzionante. Come sottolinea anche il team R&D di Helyx Industries, “la vera sfida in diagnostica non è solo inventare un test migliore, ma trasformarlo in un prodotto affidabile, validato scientificamente e conforme alle normative, pronto per essere prodotto su larga scala e utilizzato quotidianamente”. Questo percorso coinvolge ricerca multidisciplinare, rigorose fasi di verifica, investimenti in industrializzazione e un’attenta gestione di qualità e conformità regolatoria. Non sorprende quindi che relativamente poche innovazioni scientifiche riescano a compiere l’intero tragitto fino alla piena commercializzazione.
In questo articolo, rivolto a un pubblico di partner OEM, laboratori industriali, investitori e collaboratori R&D, esploreremo passo dopo passo come una tecnologia come la PCR multiplex possa evolvere dalla ricerca applicata iniziale fino a diventare un prodotto diagnostico commerciale maturo. Per orientare il viaggio utilizzeremo il concetto di Technology Readiness Levels (TRL), una scala da 1 a 9 introdotta dalla NASA e adottata anche in ambito biotech per misurare il livello di preparazione di una tecnologia[1]. Partiremo dunque dai TRL più bassi (ricerca di base e prototipi di laboratorio) fino ai TRL più alti (sistema validato, certificato e fabbricato in serie). Lungo il percorso evidenzieremo: come avviene la validazione scientifica di un nuovo test multiplex; in che modo si procede all’industrializzazione dei reagenti (es. preparati liofilizzati stabili a temperatura ambiente); l’importanza di un software standardizzato e conforme (dall’analisi dati automatizzata ai requisiti di cybersecurity); quali sono le principali sfide regolatorie (dal nuovo IVDR europeo alle registrazioni FDA, comprese certificazioni di qualità come ISO 13485); e infine come si organizza la produzione e supply chain per distribuire il prodotto su scala globale.
La Divisione Hyris ha sviluppato un ecosistema integrato (Hyris System™) composto da un dispositivo portatile di PCR real-time (bCUBE™), un’applicazione cloud intelligente (bAPP™) e reagenti proprietari. Questo stack tecnologico brevettato – unito a certificazioni come ISO 13485 e ISO 27001 e a un percorso di adeguamento al IVDR – illustra un approccio possibile per accompagnare la PCR multiplex attraverso tutte le fasi di crescita tecnologica fino al mercato.
Prima di addentrarci nelle singole fasi, va sottolineato il perché questo processo sia così cruciale. La diagnostica è spesso definita “l’anello debole” nei sistemi sanitari globali, nonostante abbia un impatto enorme su pazienti e sull’efficienza della cura[2]. Avere ottimi strumenti di diagnosi in laboratorio conta poco se tali strumenti non vengono resi disponibili e accessibili su larga scala ai clinici e ai pazienti. Lo sviluppo industriale e la commercializzazione di nuovi test (come quelli multiplex) colmano proprio questo divario, traducendo le scoperte scientifiche in soluzioni concrete utilizzabili nel mondo reale. Nelle sezioni seguenti, vedremo come ogni step – dalla ricerca iniziale alla produzione – contribuisce a questo obiettivo finale.
1. Dalla ricerca & TRL iniziali alla prova di concetto in laboratorio
La scala TRL fornisce una cornice utile: a TRL 1 si hanno solo principi base osservati; a TRL 2 si sviluppa un’ipotesi di applicazione (ad esempio “possiamo creare un pannello multiplex per X patogeni”); a TRL 3 si realizza una proof-of-concept sperimentale. In biotecnologia, arrivare a TRL 3 significa spesso avere dati preliminari in vitro: magari il multiplex funziona su campioni di controllo (plasmidi o ceppi coltivati) in un contesto di laboratorio. In questo stadio, il focus è sulla fattibilità scientifica: dimostrare che la multiplex PCR può rilevare tutti i target desiderati e che il segnale di ciascun target è distinguibile (ad esempio usando sonde con fluorofori diversi per ciascun target in real-time PCR).
Man mano che si avanza verso TRL 3 e 4, il focus è sulla dimostrazione sperimentale del principio di funzionamento. In TRL 4, si parla di validazione in laboratorio: il prototipo di sistema (che può essere semplicemente il mix di reagenti e un protocollo di PCR) viene testato in modo più rigoroso. Ad esempio, si eseguono replicati, si testano limiti di detection per ciascun target, si verifica l’assenza di cross-reactivity. In questa fase, spesso si utilizzano campioni simulati o campioni clinici inattivati per verificare performance in condizioni più realistiche rispetto ai controlli puri.
Va sottolineato che in questa tappa iniziale emergono già molte sfide tecniche tipiche della PCR multiplex: competizione tra primer (un target potrebbe amplificarsi più efficientemente e “rubare” reagenti agli altri), formazione di dimeri di primer, differenze di efficienza di amplificazione. Superare queste sfide richiede competenze di biologia molecolare e biochimica (design ottimale dei primer, bilanciamento concentrazioni) e spesso l’impiego di software di progettazione primer dedicati. È anche qui che si definiscono elementi chiave del test: ad esempio, scelta dei fluorofori per evitare overlap spettrale, e definizione di controlli interni (es. gene housekeeping o controllo di estrazione) per garantire che il test funzioni correttamente.
Un indicatore fondamentale del successo a questo stadio è la riproducibilità in laboratorio e la raccolta di dati iniziali su sensibilità e specificità. Ad esempio, per un pannello multiplex di patogeni respiratori, l’obiettivo potrebbe essere rilevare ciascun patogeno fino a poche copie di RNA (dopo RT) e senza falsi positivi in campioni negativi. Se i dati sono promettenti, si passa a un prototipo più definito: magari non più solo un protocollo, ma un kit di reagenti standardizzato in provette, oppure l’integrazione del test in un dispositivo. La transizione da TRL 4 a TRL 5 implica uscire dal puro contesto laboratoriale controllato e iniziare a testare il sistema in ambiente rilevante: ad esempio su veri campioni clinici o in un laboratorio diagnostico esterno.
Raggiungere un TRL 4 significa aver dimostrato il concetto in ambiente laboratoriale controllato con un prototipo di saggio multiplex. È un successo scientifico, ma ancora lontano dall’essere un prodotto. Molte invenzioni restano qui: funzionano “in teoria” e in mano ai ricercatori, ma per avanzare ulteriormente serve un lavoro strutturato di sviluppo. Da questo punto in poi, entrano in gioco aspetti come validazione con standard clinici, produzione riproducibile, e compliance. Passiamo quindi alla fase successiva: validazione scientifica e TRL 5-6.
2. Validazione scientifica e TRL 5-6: dal prototipo alla prova clinica
Superata la prova di principio in laboratorio, una nuova PCR multiplex deve affrontare un processo rigoroso di validazione scientifica. Questa fase corrisponde tipicamente ai TRL 5 e 6, in cui il prototipo viene testato in ambiente rilevante e poi in un contesto operativo reale. In diagnostica, ciò significa verificare il test su campioni clinici reali, confrontandolo con metodi di riferimento, e dimostrarne prestazioni e robustezza. La validazione si articola in due dimensioni principali: validazione analitica e validazione clinica.
Validazione analitica: consiste nell’esaminare in dettaglio le prestazioni tecniche del saggio. Si valutano parametri come limite di rilevazione (LoD) per ciascun target, linearità, precisione (ripetibilità e riproducibilità), specificità (assenza di cross-reactivity con organismi simili), e robustezza a variazioni (diversi operatori, diverse macchine PCR). Nel caso di multiplex, è fondamentale valutare anche l’interazione tra i diversi target: ad esempio, verificare che la presenza di un target ad alta concentrazione non inibisca la rilevazione di un target a bassa concentrazione (effetto di competizione). Si testano pannelli di campioni artificiali con combinazioni di target per simulare co-infezioni.
Validazione clinica: parallelamente o successivamente all’analitica, si passa a testare il multiplex su campioni clinici provenienti da pazienti, in uno o più siti clinici. L’obiettivo è dimostrare che il test identifica correttamente i pazienti positivi e negativi rispetto a un gold standard (ad esempio coltura, sequenziamento, o test PCR singoli già validati). Qui entrano in gioco misure come sensibilità clinica (percentuale di veri positivi rilevati) e specificità clinica (percentuale di veri negativi correttamente identificati). Per un test diagnostico multiplex, spesso si raccolgono centinaia o migliaia di campioni per avere robustezza statistica. Inoltre, si valutano eventuali impatti clinici: ad esempio, se il multiplex consente diagnosi più rapide o più accurate di infezioni miste.
Durante la validazione, è frequente che il prototipo subisca aggiustamenti. Per esempio, può emergere che un determinato primer in multiplex ha efficienza inferiore e va riprogettato, oppure che l’interpretazione di un segnale debole richiede soglie (Ct cutoff) da ottimizzare. Questo è parte del processo: TRL 5-6 include iterazioni e miglioramenti. Ciò che conta è che ogni modifica sia testata e validata nuovamente. Un altro aspetto importante della validazione scientifica è la peer review: la pubblicazione dei risultati su riviste accademiche o la presentazione a conferenze. Anche se un’azienda potrebbe sviluppare internamente un test, il vaglio della comunità scientifica aumenta credibilità. Ad esempio, rassegne come Babady et al. (2018) in Clinical Microbiology Reviews discutono l’adozione crescente dei pannelli multiplex e sottolineano l’importanza di studi comparativi e controllati. Pubblicare o almeno raccogliere dati solidi è fondamentale anche per convincere investitori e partner OEM che la tecnologia ha basi scientifiche robuste.
Durante i TRL 5-6 spesso entrano in gioco i partner: l’azienda sviluppatrice potrebbe collaborare con laboratori esterni o ospedali per condurre studi indipendenti. Nel caso di Helyx Industries, il team R&D interno può condurre gran parte delle validazioni nel proprio network di laboratori, forte di competenze multidisciplinari; ma può anche stringere partnership con centri diagnostici pilota per testare sul campo il proprio Hyris System™. Ciò permette di raccogliere early feedback dall’utilizzatore finale (es. biologi clinici) su aspetti pratici: usabilità del device bCUBE™, interfaccia del software bAPP™, gestione dei risultati multiplex (es. come presentare un report comprensibile se più patogeni risultano positivi).
Con il completamento con successo della validazione scientifica, la tecnologia PCR multiplex in sviluppo può dirsi provata dal punto di vista tecnico e clinico. Siamo ora intorno al TRL 6: il sistema è stato dimostrato funzionante in ambiente rilevante, ossia in condizioni simili a quelle operative reali (ad esempio, un laboratorio clinico di riferimento). È un traguardo cruciale, ma restano passi altrettanto fondamentali per portare il prodotto effettivamente sul mercato. Il prossimo stadio è tradurre questo prototipo validato in un processo industriale stabile – in particolare, capire come produrre in massa reagenti e kit assicurandone stabilità, qualità e conformità. Approdiamo così alla fase di industrializzazione dei reagenti e componenti, corrispondente ai TRL 7-8.
3. Industrializzazione dei reagenti: dal banco chimico alla produzione su larga scala
Una volta dimostrata l’efficacia del test multiplex, occorre renderlo producibile su scala industriale mantenendone le prestazioni. È qui che molte innovazioni incontrano ostacoli: fare un test in 10 provette in laboratorio è diverso dal produrre 10.000 kit identici vendibili. L’industrializzazione dei reagenti implica standardizzare e ottimizzare la formulazione chimica, garantire stabilità nel tempo (shelf-life), rendere la produzione ripetibile e conforme a norme di qualità ( ad esempio le ISO 9001 e 13485). In questa fase, l’azienda si sposta dal ruolo di laboratorio di ricerca a quello di produttore industriale.
Formulazione stabile e shelf-life
Un obiettivo cruciale è garantire che il kit multiplex abbia una durata di conservazione adeguata (idealmente 12-24 mesi) e resista a condizioni di trasporto variabili. Molte PCR da laboratorio richiedono conservazione a -20 °C; ciò è poco pratico per la distribuzione globale. La soluzione industriale spesso adottata è la liofilizzazione (freeze-drying) o altre tecniche per creare reagenti ambient-stabili. Ad esempio, Helyx Industries ha sviluppato reagenti proprietari che rimangono efficaci a temperatura ambiente (ambient-stable), eliminando la necessità della “cold chain”. Questa caratteristica è un vantaggio logistico enorme: come evidenziato da studi nel campo della diagnostica di campo, “i reagenti PCR liofilizzati mantengono accuratezza e riproducibilità per almeno 49 giorni a 37°C, indicando che possono essere facilmente trasportati a temperatura ambiente per applicazioni sul campo”. In altre parole, un test multiplex con reagenti stabili non refrigerati può raggiungere laboratori remoti o contesti di emergenza senza infrangere la catena del freddo, risultando immediatamente utilizzabile. Al contrario, “la necessità di spedizione e conservazione refrigerata è stata finora un ostacolo all’utilizzo on-site della PCR in tempo reale”, come sottolinea uno studio sulla diagnostica di patogeni a livello territoriale. L’industrializzazione punta dunque a rimuovere questi ostacoli: i reagenti vengono formulati con matrici protettive (zuccheri, polimeri) e liofilizzati in perline o pellet dosati, che l’operatore finale deve solo risospendere al momento del test. In questa fase risultano particolarmente utili le linee guida ENGL del JRC europeo sulla progettazione e implementazione di metodi real time PCR multiplex, che forniscono indicazioni pratiche su selezione di fluorofori, controlli di reazione e strumenti (JRC ENGL, 2021).
Produzione GMP e controlli qualità
Su scala industriale, i reagenti vanno prodotti seguendo standard di qualità farmaceutica o diagnostica (spesso riferiti a GMP, Good Manufacturing Practices). Ogni lotto di primer, sonda o mastermix deve essere sintetizzato e purificato con processi validati, e poi sottoposto a quality control accurati. Questo include testare ciascun lotto di produzione del kit multiplex per verificarne le prestazioni (sensibilità, specificità) prima del rilascio sul mercato. Le aziende implementano quality system certificati (come ISO 13485 che Helyx Industries possiede) proprio per garantire che ogni kit venduto equivalga al prototipo validato. Ad esempio, se il test multiplex è venduto in forma di kit, ogni lotto avrà un Certificato di Analisi con i risultati di performance su pannelli di controllo interni. Inoltre, la tracciabilità diventa essenziale: grazie a sistemi gestionali moderni (ERP/LIMS) ogni componente di ogni kit può essere tracciato (lotto di primer, lotto di enzima, etc.), permettendo eventualmente di risalire a eventuali problemi e fare recall mirati se necessario.
Ottimizzazione packaging e facilità d’uso
Industrializzare significa anche progettare un packaging ottimale. Ad esempio, predisporre strip di tubetti pre-riempiti di reagenti liofilizzati per ciascun test, con un formato compatibile col dispositivo (nel caso di bCUBE™, ad esempio, potrebbero essere provette specifiche che si inseriscono nel termociclatore portatile). La confezione commerciale dovrà includere controlli positivi e negativi pronti all’uso, istruzioni d’uso multilingue, etichette con le informazioni richieste dalla normativa (codice UDI, data di scadenza, condizioni di conservazione, lotti, etc.). Tutto ciò viene definito in questa fase. L’usabilità è un fattore competitivo importante: per partner OEM o laboratori utilizzatori, avere kit easy-to-use (minima manipolazione, ad esempio “aggiungi solo acqua e campione”) fa la differenza. Ecco perché molte aziende, Helyx Industries inclusa, investono in reagenti “ready-to-use” e stabili, che riducono la possibilità di errore umano (pipettaggi errati, contaminazioni) e velocizzano il workflow.
Scaling-up e automazione
Passare da scale di laboratorio (dove magari si producevano reagenti per poche centinaia di test) a scala industriale richiede spesso automazione. Macchinari per dispensare reagenti in modo preciso, linee di liofilizzazione in batch, robot per assemblare kit e imballaggi, sistemi di controllo ambientale (camere bianche) – tutto questo rientra nel processo. L’automazione riduce errori e aumenta capacità produttiva. In un kit multiplex, dove la composizione di ciascuna reazione deve essere identica, la precisione è fondamentale: anche piccole variazioni potrebbero alterare Ct values o sensibilità. L’azienda deve quindi investire in macchinari e training.
Nel caso specifico di Helyx Industries, l’industrializzazione dei reagenti multiplex ha portato a uno dei punti di forza dell’azienda: i reagenti ambient-stabili proprietari, frutto di formulazioni brevettate. Questo know-how brevettuale fa parte del patrimonio IP di Helyx Industries e rappresenta anche una barriera all’ingresso per eventuali competitor. Integrare un test multiplex in un dispositivo portatile come bCUBE™ non sarebbe possibile se i reagenti dovessero stare costantemente in freezer; grazie alla formulazione stabilizzata, il sistema Hyris System™ può essere spedito e utilizzato anche in contesti non convenzionali (ambulatori mobili, siti remoti) senza infrastrutture di laboratorio avanzate.
In sintesi, la fase di industrializzazione dei reagenti trasforma la “ricetta” sviluppata nel laboratorio R&D in un “prodotto” replicabile e stabile. È una fase costosa e impegnativa, ma essenziale per la scalabilità. Una volta che reagenti e kit sono industrializzati (TRL 7), bisogna assicurare che anche la componente digitale e software del sistema diagnostico sia altrettanto robusta e standardizzata. Passiamo quindi alla standardizzazione del software e integrazione digitale.
4. Standardizzazione software e integrazione digitale
Parallelamente all’industrializzazione dei componenti fisici, lo sviluppo di un test diagnostico moderno richiede la maturazione della componente software. La PCR multiplex, soprattutto se in real-time e con molti target, produce grandi quantità di dati: curve di amplificazione multiple, interpretazioni di soglie, algoritmi per discriminare positivi/negativi, gestione di controlli. Inoltre, spesso la soluzione diagnostica include un software per guidare l’utente e gestire i risultati. In un contesto di TRL 7-8, l’azienda deve standardizzare e validare questo software, rendendolo conforme a normative e integrabile nei workflow clinici o industriali.
Validazione e certificazione del software diagnostico
Un elemento cruciale è che il software, se parte integrante del dispositivo medico, è esso stesso soggetto a requisiti di qualità. Normative come IVDR e linee guida FDA richiedono che il software venga sviluppato secondo principi di Software Lifecycle Management (es. IEC 62304), con test, documentazione e gestione cambiamenti. Il software che interpreta i risultati multiplex deve essere accurato: un bug potrebbe generare falsi negativi o falsi positivi. Pertanto, la standardizzazione include la scrittura di specifiche, test di unità e integrazione, validazione con dataset, e audit trail.
Interoperabilità e formati standard
Nella fase di standardizzazione, si definiscono i formati di output dei risultati e l’eventuale integrazione con altri sistemi. I laboratori clinici spesso richiedono che il software del dispositivo possa comunicare con i LIS (Laboratory Information Systems) interni, esportando risultati in formati standard. Per partner OEM, la disponibilità di un’API o di interfacce compatibili può essere un fattore decisivo. Helyx Industries, ad esempio, ha puntato su bAPP™ come piattaforma cloud che centralizza i dati provenienti dai dispositivi bCUBE™ distribuiti, consentendo accesso remoto ai risultati e analisi aggregate. Per garantire la fiducia degli utenti, la piattaforma ha dovuto ottenere certificazioni come ISO 27001/27017/27018 sulla sicurezza delle informazioni e del cloud: ciò attesta che i dati sensibili dei test (ad esempio informazioni di pazienti o risultati diagnostici) sono protetti in termini di riservatezza, integrità e disponibilità. In contesti diagnostici, la cyber-security è parte della qualità del prodotto tanto quanto l’accuratezza analitica – basti pensare ai rischi se dati clinici fossero alterati o trafugati. La conformità a questi standard e l’adesione a pratiche di privacy-by-design diventano quindi punti di standardizzazione imprescindibili.
Usabilità e interfaccia utente
La fase di standardizzazione software comprende anche la messa a punto dell’UI/UX – l’esperienza utente. Un test multiplex spesso produce output complessi (ad esempio, curve di amplificazione per 10 diversi target in un singolo test). Il software deve presentare questi risultati in modo chiaro e interpretabile: ad esempio segnalando con colori o indicatori quali patogeni sono stati rilevati positivi, fornendo valori di soglia (Ct values) e suggerimenti interpretativi. In alcuni casi, soprattutto per strumenti decentrati come il bCUBE™, l’utente potrebbe non essere un biologo molecolare esperto; quindi il software (o l’app collegata) deve guidare l’operatore passo-passo (workflow guidato, istruzioni on-screen, controllo qualità di processo come verifica che il campione sia stato caricato correttamente, ecc.). Standardizzare il software significa anche creare questi flussi utente consistenti, testandoli con utilizzatori reali (usability testing) e raccogliendo feedback per migliorarne la semplicità e l’accuratezza d’uso. Un tono sobrio e professionale nei messaggi, niente gergo eccessivo, e localizzazione multilingue dell’interfaccia fanno parte di queste rifiniture.
Intelligenza artificiale e data analytics
Un trend moderno – e Helyx Industries lo sta seguendo – è integrare algoritmi di AI nel software diagnostico. Ad esempio, per analizzare le curve di amplificazione in modo più sofisticato (rilevare precocemente anomalie, calcolare indici di qualità), o per correlare i dati multiplex con database epidemiologici. Helyx Industries ha brevettato la sua piattaforma cloud AI-driven che, apprendendo da migliaia di test eseguiti nel network, può migliorare continuamente l’interpretazione attraverso un feedback costante nella cosidetta fase di post-market surveillance, cioè nella fase di monitoraggio delle performance del test post vendita sul mercato. La standardizzazione in questo contesto richiede di convalidare gli algoritmi di intelligenza artificiale, dimostrando che forniscono output coerenti e clinicamente validi. Non solo: ai fini normativi, se l’algoritmo evolve (machine learning), serve un rigido controllo di versione e spesso rientra in un regime di change control approvativo.
In sintesi, durante il percorso verso il TRL 7-8, l’azienda sviluppatrice consolida il software di sistema affinché sia solido quanto l’hardware e i reagenti. Al completamento di questa fase, il test multiplex non è più solo un kit chimico, ma un sistema diagnostico integrato: hardware + reagenti + software operano armoniosamente. Helyx Industries, ad esempio, con Hyris System™ offre un pacchetto completo in cui bCUBE™, reagenti liofilizzati multiplex e bAPP™ cloud cooperano. La standardizzazione garantisce che un utente in qualunque parte del mondo possa usare il sistema e ottenere risultati coerenti e affidabili, con i dati protetti e integrabili nel flusso di lavoro locale.
Con un sistema così pronto e validato (TRL 8, prototipo completo testato in ambiente operativo reale), l’ultimo miglio prima del mercato riguarda la conformità regolatoria. Anche il migliore test multiplex, se non certificato secondo normative, non può essere venduto e utilizzato clinicamente. Affrontiamo quindi la fase di regolazione e certificazioni.
5. Regolazione e certificazioni: navigare il quadro normativo
In campo diagnostico, l’aderenza ai requisiti regolatori è tanto essenziale quanto le prestazioni tecniche. Nessun laboratorio o ospedale potrà utilizzare routinariamente un nuovo test multiplex se questo non ha ottenuto le dovute autorizzazioni dalle autorità competenti (ad es. marcatura CE-IVD in Europa, autorizzazione FDA negli USA, ecc.). Pertanto, una volta che il prodotto è tecnicamente maturo, occorre inserirlo nel contesto regolatorio vigente e soddisfarne tutte le condizioni. Questa fase si colloca verso il TRL 8-9: di fatto è l’anticamera del lancio commerciale.
Classificazione e percorso regolatorio
La prima tappa è determinare come il prodotto si classifica secondo le normative. Sotto il nuovo IVDR europeo, la gran parte dei test multiplex rientra in classe C o D (alto rischio, soprattutto se coinvolgono patogeni gravi o uso su campioni critici), il che richiede obbligatoriamente l’intervento di un Organismo Notificato e rigorose evidenze cliniche. In pratica, l’azienda deve preparare un Technical Documentation completo, contenente tutte le informazioni sul dispositivo: descrizione e destinazione d’uso, prestazioni analitiche e cliniche dimostrate, gestione del rischio, validazione del software, controllo qualità di produzione, ecc. Questa documentazione viene sottoposta ad audit e revisione esterna. Il processo culmina con la marcatura CE e l’ottenimento del certificato CE per il prodotto, il che ne consente la libera vendita in UE.
Helyx Industries, ad esempio, attraverso la Divisione Vytro, sta seguendo proprio questo iter per allineare il suo portafoglio al IVDR: trattandosi di prodotti innovativi multiplex destinati a diagnosi di infezioni o altri biomarker, l’azienda prepara i fascicoli tecnici e collabora con un Organismo Notificato per le revisioni, puntando alla certificazione CE IVDR (obiettivo strategico in corso).
Negli Stati Uniti, il percorso passa per la FDA (Food and Drug Administration). A seconda del tipo di test, può essere necessaria una 510(k) (premarket notification) o una De Novo/PMA (per dispositivi senza predicati simili già approvati, spesso i multiplex panel più complessi seguono PMA). Esiste il caso in cui alcune componenti hardware possano essere 510(k) exempt – ad esempio un termociclatori generico da laboratorio spesso è esente da 510(k) perché considerato di classe I a basso rischio. Helyx Industries riporta infatti che il suo dispositivo bCUBE™ rientra tra quelli 510(k) exempt (essendo un PCR thermocycler generico, utilizzabile in ambito di ricerca o come piattaforma, non richiede una clearance 510(k) specifica per essere commercializzato negli USA). Questo semplifica l’entrata del device hardware nel mercato americano. Tuttavia, ogni applicazione diagnostica specifica (il test multiplex per una certa malattia) tipicamente dovrà ottenere un’autorizzazione – ad esempio, sotto forma di kit diagnostico uso specifico approvato FDA, oppure via Emergency Use Authorization in situazioni come pandemie. Dunque, la strategia regolatoria può prevedere di far entrare il sistema come open platform e poi pianificare le clearance per i singoli pannelli multiplex.
Certificazioni di sistema di qualità
Abbiamo citato ISO 13485 – un requisito praticamente obbligato per presentarsi alle autorità con credibilità. Un organismo notificato o la FDA ispezionerà i processi produttivi dell’azienda: la certificazione ISO 13485 di Helyx Industries (già conseguita) indica che l’azienda ha un sistema di gestione qualità conforme ai requisiti internazionali per dispositivi medici. Ciò copre design control, gestione del rischio (ISO 14971), controllo delle forniture, tracciabilità, gestioni di non conformità e azioni correttive, etc. Anche certificazioni come ISO 27001 possono rientrare (soprattutto se il prodotto ha componenti cloud – alcune normative richiedono di garantire sicurezza informatica, e avere ISO27001 è un forte segnale in tal senso).
Inoltre, normative come l’IVDR enfatizzano concetti di sorveglianza post-market: l’azienda deve predisporre piani per monitorare le prestazioni del test dopo la commercializzazione (raccolta di feedback, segnalazione incidenti, aggiornamenti se emergono nuovi ceppi o varianti, ecc.). Questo va pianificato già in fase pre-mercato, integrandolo nella documentazione regolatoria.
Test nei centri accreditati e confronto con standard internazionali: In alcuni casi, per ottenere approvazioni, i dati interni dell’azienda devono essere affiancati o confermati da valutazioni indipendenti. Ad esempio, nel settore IVD può capitare di sottoporre il kit a enti come laboratori di riferimento, oppure partecipare a trial multicentrici. Anche l’Organismo Notificato potrebbe richiedere di vedere studi supplementari. Tutti questi step allungano i tempi ma assicurano un controllo terzo sull’affidabilità del prodotto.
Quadro normativo globale
Oltre a UE e USA, se il prodotto deve essere venduto globalmente, andranno considerate altre registrazioni (es. UKCA per UK, Health Canada, regolamenti in Asia-Pacifico, ecc.). Spesso, però, la marcatura CE e l’FDA clearance costituiscono i pilastri principali, e possono facilitare altre registrazioni per equivalenza.
In generale, l’intento dei nuovi regolamenti è chiaro: “creare un quadro normativo robusto, trasparente e sostenibile che migliori la sicurezza clinica e garantisca condizioni di mercato eque”[2]. Per le aziende come Helyx Industries, ciò significa maggiore impegno e oneri documentali, ma anche un’opportunità per dimostrare la qualità intrinseca delle proprie soluzioni multiplex. Chi riesce a ottenere certificazioni e approvazioni per un test multiplex avrà un notevole vantaggio competitivo, poiché entra in un gruppo relativamente ristretto di attori conformi alle nuove norme (soprattutto in Europa, dove la transizione IVDR sta rivelando qualche difficoltà per molte aziende minori).
Al completamento di questa fase regolatoria, la tecnologia multiplex PCR sviluppata può fregiarsi di essere un dispositivo diagnostico ufficialmente autorizzato. Ciò equivale a raggiungere il TRL 9: il prodotto è pronto all’uso in ambiente reale con tutte le carte in regola. Non resta che produrlo e distribuirlo efficacemente, temi di cui ci occupiamo nella prossima sezione.
6. Produzione e supply chain: la scalabilità commerciale
Una volta ottenute le certificazioni e messo a punto il processo industriale, arriva la fase finale: produrre e distribuire il prodotto su scala. Questa fase include aspetti di supply chain, logistica, gestione fornitori e pianificazione della domanda. In termini TRL, siamo ormai a TRL 9 (sistema operativo e sul mercato). Anche qui, la complessità è notevole, specialmente per prodotti diagnostici che devono garantire qualità costante e disponibilità.
Produzione in serie e gestione dei lotti
La produzione su larga scala implica pianificare la fabbricazione di lotti (batch) di kit multiplex. Ogni lotto deve seguire procedure standard, con controlli qualità e documentazione. L’azienda deve gestire fornitori per materie prime (primer, sonde, enzimi), packaging, materiali consumabili. A differenza di prodotti generici, un kit diagnostico multiplex è altamente regolamentato: ogni modifica di fornitore o materia prima potrebbe richiedere re-validazione o aggiornamento documentale. Pertanto, la supply chain deve essere robusta e tracciabile.
Scaling della supply chain globale
Distribuire un prodotto diagnostico significa anche gestire logistica internazionale, magazzini, rivenditori o distributori locali, supporto tecnico sul campo. I reagenti multiplex, se stabili a temperatura ambiente, semplificano molto la logistica poiché non richiedono trasporto refrigerato (riducendo costi e complessità). Questo può aprire mercati altrimenti difficili: pensiamo a consegnare kit di test in paesi caldi con infrastrutture limitate – possibile solo se i reagenti tollerano il viaggio. “Oltre 40.000 prodotti diagnostici IVD sono disponibili oggi, dai test di laboratorio centralizzati a quelli point-of-care, e i test near-patient aiutano a ridurre costi e migliorare l’efficienza delle cure specialmente in contesti a risorse limitate”[4]. Un sistema portatile multiplex come quello di Helyx Industries si inserisce esattamente in questo scenario: avendo dimensioni ridotte (il bCUBE™ è un cubo compatto) e reagenti robusti, può essere spedito e implementato anche in cliniche periferiche o sul campo. La supply chain deve tener conto di come rifornire costantemente i consumabili (cartucce, kit) ai clienti, magari prevedendo centri di distribuzione regionali. Inoltre, supportare gli utenti finali è parte della consegna: significa avere un servizio di assistenza tecnica e formazione. Per esempio, Helyx Industries potrebbe offrire training online attraverso bAPP™, o disporre di specialisti applicativi che aiutano i nuovi clienti a implementare i test multiplex nei loro lab.
Considerazioni economiche e di mercato
L’ultimo step per completare la traduzione dalla ricerca al prodotto è assicurarsi che il prodotto sia sostenibile economicamente e attraente sul mercato. Dopo tanti investimenti in R&D, validazione e compliance, l’azienda deve definire un prezzo e un modello di business appropriato: vendita diretta dei kit? Noleggio o vendita degli strumenti con acquisto periodico di reagenti (razor-and-blades model)? Collaborazione OEM con altre aziende che integrino il pannello nei loro sistemi? Queste sono scelte strategiche. Il mercato delle soluzioni multiplex è in crescita robusta – secondo analisi di MarketsandMarkets il mercato globale dei multiplex assay (che include PCR multiplex e altre tecnologie) è stimato a $3.5 miliardi nel 2022 e proiettato a raggiungere $5.3 miliardi entro il 2027, con CAGR ~8.8%[5]. Ciò indica un forte interesse e spazio per chi porta prodotti innovativi. Tuttavia, è un settore competitivo dominato da alcuni grandi player. Helyx Industries, in quanto nuova entrante, punta a differenziarsi su nicchie ad alto valore (es. portabilità, rapidità senza pari, pannelli personalizzati OEM, ecc.) e sulla proprietà intellettuale (brevetti su reagenti, AI e hardware) per ritagliarsi la sua fetta. In conclusione, quando un prodotto multiplex PCR arriva al mercato, rappresenta la convergenza di ricerca, sviluppo industriale, regolazione e logistica. Ogni pezzo del puzzle deve funzionare. Un test eccellente in laboratorio che non può essere prodotto in massa o distribuito affidabilmente fallirà. Invece, un sistema ben ingegnerizzato, con supply chain solida, può raggiungere laboratori in tutto il mondo.
Conclusioni
Il percorso della PCR multiplex dalla ricerca alla produzione è un esempio emblematico di come la tecnologia biomedicale si trasformi in innovazione concreta. Abbiamo visto come il processo attraversi diversi livelli di maturità tecnologica: dalla scoperta iniziale e proof-of-concept (TRL 1-3), alla validazione in laboratorio e clinica (TRL 4-6), all’industrializzazione e standardizzazione (TRL 7-8), fino alla certificazione e scalabilità commerciale (TRL 9). Ogni fase presenta sfide specifiche: dalla biochimica della multiplex e design primer, alla stabilizzazione dei reagenti, alla compliance software e cybersecurity, alla regolamentazione IVDR/FDA, fino alla produzione e logistica.
Dal punto di vista strategico, per attori come OEM, laboratori industriali, investitori e partner R&D, comprendere a fondo queste dinamiche è fondamentale. Un’azienda che riesce a completare con successo questo percorso dimostra non solo innovazione scientifica, ma anche capacità di esecuzione industriale e compliance, elementi che riducono rischio e aumentano valore. Per un partner OEM, sapere che un test multiplex è stato industrializzato e certificato significa poterlo integrare in propri sistemi con fiducia. Per un investitore, significa che la tecnologia ha superato le “valley of death” dello sviluppo e ha potenziale di generare revenue scalabili.
Helyx Industries in pochi anni ha integrato un’intera catena del valore diagnostico – hardware, reagenti e software – puntando a differenziatori come la portabilità e l’AI cloud. Nel perimetro della Divisione Hyris, questo si traduce nella piattaforma qPCR distribuita Hyris System™; mentre per le applicazioni cliniche e i kit IVD la Divisione Vytro presidia il percorso di certificazione. Le certificazioni ottenute (ISO 13485 per la qualità, ISO 27001 e affini per la sicurezza informatica) e quelle in corso (marcatura CE-IVDR) testimoniano l’impegno nel soddisfare i massimi standard internazionali, condizione necessaria per giocare da protagonista nel mercato globale. Allo stesso tempo, l’azienda ha messo in sicurezza la propria innovazione con brevetti su aspetti chiave (chimica multiplex, piattaforma software, design dello strumento), garantendosi asset intangibili di valore.
Non meno importante, Helyx Industries ha investito nel proprio team interdisciplinare di R&D, capace di affrontare sfide che vanno dall’enzimologia alla programmazione cloud: questo approccio olistico è probabilmente uno dei motivi per cui è riuscita a portare la propria tecnologia Hyris System™ vicino al traguardo del mercato in tempi relativamente brevi.
In prospettiva futura, la capacità di far evolvere rapidamente la ricerca in soluzioni pratiche sarà un fattore competitivo chiave. La domanda di test multiplex continua a crescere, spinta da esigenze di diagnosi più rapide e complete, e da trend come medicina personalizzata e sorveglianza epidemiologica. Inoltre, innovazioni come reagenti ambient-stabili, dispositivi portatili e AI integrata possono ampliare ulteriormente l’utilizzo della PCR multiplex oltre i laboratori centralizzati, portandola in contesti decentralizzati e in paesi a risorse limitate. Come sottolinea l’OMS, migliorare l’accesso a diagnostica affidabile è cruciale per rafforzare i sistemi sanitari globali[2][4].
In conclusione, il viaggio della PCR multiplex dalla ricerca alla produzione ci mostra come “l’innovazione scientifica trovi compimento quando diventa un prodotto utilizzabile”. Ogni fase comporta competenze e responsabilità diverse, ma tutte concorrono al medesimo obiettivo: mettere nelle mani di medici e pazienti strumenti diagnostici migliori. Nel caso di Helyx Industries e di altre aziende simili, questo significa contribuire a un futuro in cui test complessi come quelli multiplex possano essere eseguiti ovunque ce ne sia bisogno, dall’ospedale ultratecnologico al piccolo ambulatorio rurale, rapidamente, con affidabilità e sicurezza. È un traguardo ambizioso, ma alla portata se ricerca scientifica e visione industriale camminano insieme.
Fonti e Bibliografia
Fonti
[1] NASA – Technology Readiness Levels (TRL) – Official Definitions .
[2] World Health Organization – In vitro diagnostics .
[3] Regulation (EU) 2017/746 on in vitro diagnostic medical devices (IVDR) – Official text (EUR-Lex) .
[4] World Health Organization – WHO Technical Guidance on In Vitro Diagnostics .
[5] MarketsandMarkets – Multiplex Assays Market – Global Forecast Report .
Bibliografia di riferimento
European Commission. New EU rules on medical devices to enhance patient safety and modernise public health. Press Release IP/17/847, 4 April 2017. Link
FDA. Respiratory Viral Panel Multiplex Nucleic Acid Assay – Class II Special Controls Guidance for Industry and FDA Staff. Pagina FDA · PDF
MarketsandMarkets. Multiplex Assays Market worth $5.3 billion by 2027 – Report Highlights. (PharmiWeb / market news, 2023). Link
World Health Organization. In vitro diagnostics. (WHO Health Topic, accessed July 2025). Link
Zhu, H. et al. PCR past, present and future. BioTechniques 69(4):317–325 (2020). DOI: 10.2144/btn-2020-0057 · PubMed: 32815744
Serapide, F. et al. Impact of Multiplex PCR on Diagnosis of Bacterial and Fungal Infections and Choice of Appropriate Antimicrobial Therapy. Diagnostics 15(8):1044 (2025). DOI: 10.3390/diagnostics15081044 · Full text: MDPI · PubMed: 40310414